Sentieri musicali e interdisciplinari attraverso la bioregione isontina

Il viator, il viandante, è una figura sfuggente. La sua definizione è: chi va per via, specie a piedi, fuori città e coprendo lunghe distanze. Una definizione che descrive l’atto ma nulla dice dello scopo del suo andare. L’ultima sincera manifestazione dell’antica viandanza medievale è forse l’odierno affollamento sui Camini per Santiago, spesso percorsi solo in parte e altrettanto spesso senza arrivare alla meta da viandanti mossi da motivi per nulla religiosi, alla ricerca di non si sa bene cosa, forse una qualche conoscenza di sé. Si è viandanti talvolta e per poco tempo quando ci si addentra in un bosco o si esce di casa solo per camminare o si cammina in una città che non si conosce. Nel mondo moderno, afflitto dall’obbligo di avere sempre un buon motivo per fare qualsiasi cosa, indossare l’abito del viandante è certamente una fuga benefica. Ci spoglia dal dovere della sensatezza e ci regala una sensazione di libertà impossibile da esperire nella vita quotidiana. Questa piccola rassegna di escursioni e concerti tenta ingiustamente, va detto, di restringere la multiforme e imprendibile essenza del viandante entro una cornice locale e ben definita. Che si tratti dei pellegrini che si muovono verso un santuario, come quello di Montesanto, o di moderni piccoli esploratori che percorrono un ripido pendio per buttare uno sguardo fugace sulla vita degli uomini di 60.000 anni fa, il tratto saliente di questa rassegna è che si cammina e poi ci si ferma per ascoltare la musica. Sei tappe che disegnano una geografia incompleta del corso dell’Isonzo, un territorio che è ancora senza un nome che non sia il burocratico “bioregione isontina”. Da Caporetto a Grado, queste sei tappe sono un provvisorio censimento della vita, della storia, dell’arte, delle vicende umane che dal Medioevo hanno segnato le comunità lungo il corso del fiume Isonzo.
La musica
Nel corso dei sei concerti verranno proposti due programmi distinti. Il primo è dedicato all’esecuzione, in due repliche, del Llibre Vermeill de Montserrat (Libro Vermiglio di Montserrat), una raccolta di canti monodici e polifonici risalente alla fine del XIV secolo. Questo manoscritto, conservato nel monastero di Montserrat, offre un raro spaccato sul repertorio musicale dei pellegrini che si recavano al santuario, documentando forme di devozione popolare spesso in contrasto con i rigidi rituali ecclesiastici. “Poiché a volte i pellegrini che vegliano nella chiesa della Beata Vergine di Montserrat vogliono cantare e ballare - e allo stesso modo sulla piazza durante il giorno - e poiché non è appropriato cantare lì altro che canti onorevoli e pii, sopra e sotto ne sono stati scritti alcuni”. Così il compilatore del manoscritto spiega la funzione e la ragione dei canti trascritti ed è notevole che oltre a brani polifonici, destinati a cantanti istruiti, siano presenti alcuni canti monodici perlopiù indicati come “balli in tondo”. Per i brani polifonici è bene ricordare che già nel XIII secolo il monastero ospitava una scuola di canto, tradizione ancora viva nell’Escolania de Montserrat, il coro di voci bianche che accompagna i servizi liturgici. Di particolare rilievo nel codice è una “danza della morte”, versione musicale delle danze macabre medievali, che sorprende per il tono festoso con cui rappresenta la caducità del corpo. I brani monodici sono definiti “balli in tondo”, indicando un'esecuzione collettiva e rituale: una festa, appunto.
Il secondo programma, Non fu mai più gran sollazzo, è un concerto in quattro parti che attraversa l’evoluzione della lauda, partendo dal Llibre Vermeill e dai laudari italiani del Duecento, fino all’età barocca. La lauda, influenzata dalla spiritualità francescana, si caratterizza per l’uso del volgare e per la semplicità musicale, elementi che favoriscono la partecipazione dei fedeli. Diffusasi nel XIII secolo nell’Italia centrale, parallelamente alla nascita delle confraternite, la pratica della lauda si estese presto in tutta Europa, presentando affinità con la tradizione trobadorica. Le laudi narrano storie di santi, miracoli, elenchi di virtù e peccati, e mantengono nei secoli la loro funzione comunitaria. A partire dal XV secolo compaiono anche laudi polifoniche, rivolte a cantori professionisti. Dopo il Concilio di Trento, la Chiesa promuove una nuova evangelizzazione, e le laudi diventano veicolo per la trasmissione dei dogmi con un linguaggio semplice e accessibile. Nei concerti verranno eseguite selezioni diverse di brani tratti da laudari medievali, rinascimentali e barocchi, per raccontare un viaggio musicale nella spiritualità popolare.
Programmi e interpreti
LLibre Vermeill de Montserat
Ensemble Dramsam
Alessandra Cossi Voce, synphonia, percussioni
Elisabetta de Mircovich Voce, vielle
Marco Ferrari Flauti, zampogna
Claudio Zinutti Voce, organo portativo
Fabio Tricomi Vielle, flauti, percussioni
Fabio Accurso Liuti, direzione
Gruppo vocale Komel – Ars Atelier
Fulvio Trapani
Luca Raccaro
Alessio Velliscig
Goran Ruzzier
Marco Filippo
Mateja Cernic Direzione
Ensemble Dramsam
Alessandra Cossi: Voce, synphonia, percussioni
Marco Ferrari: Flauti, zampogna
Fabio Tricomi: Vielle, flauti, percussioni
Fabio Accurso: Liuti, direzione
Le fonti: Llibre Vermeill de Montserrat / Laudario di Cortona (seconda metà del XIII secolo) / Laudario magliabechiamo (prima metà del XIV secolo) / Firenze, ms. Panciatichi 27 / Firenze, ms. Banco Rari 229 / Firenze Banco rari 230 / Serafino Razzi, Laude de diversi autori, Venezia 1563 / Giovanni Animuccia. Primo libro di laudi, Roma 1563 / Serafino Razzi, Santuario di laudi, Firenze 1609 / Matteo Coferati, Corona di sacre canzoni, Firenze 1689
Calendario dei concerti
Monte Santo/Sveta Gora [SLO]
Ore 17
Colle del Santuario: visita guidata bilingue
Punto d’incontro: ingresso del Santuario
Lo storico Davide Gandini (membro della Confraternita di S. Jacopo de Compostella, sede della Liguria) e la guida naturalistica Ana Cernic accompagnano i partecipanti lungo un breve percorso che dal Santuario conduce alla statua di San Francesco raccontando nascita e sviluppo del grande fenomeno del pellegrinaggio medievale che ha segnato l’Europa intera e che ancora viene intensamente praticato, oltre a illustrare le caratteristiche del paesaggio che circonda il Santuario. Il Monte Santo (Skalnica o Sveta gora) con il suo santuario dedicato alla Madonna si erge sulla sinistra orografica del fiume Isonzo davanti alla piana di Gorizia. Con i suoi 681 metri di altitudine è il colle più alto che cinge la città. Il percorso proposto è pianeggiante e accessibile a tutti. Il sentiero si sviluppa nella boscaglia termofila caratterizzata dal carpino nero, dal frassino e dalla roverella con la presenza di qualche essenza mediterranea. Il suolo risulta calcareo e quindi simile al terreno carsico. Lungo il sentiero numerose steli ricordano il sanguinoso passato, essendo stato il Monte teatro di sanguinose battaglie durante la prima guerra mondiale. La passeggiata ci porterà fino alla statua di san Francesco, da dove la vista spazia sulla pianura e sui colli limitrofi - altipiano della Bainsizza, il san Gabriele, il san Daniele, il san Marco, i Faiti, il san Michele - e giù fino al mare Adriatico.
Ore 18.30
Santuario
Prolusione di Fabio Accurso: Musiche per i pellegrini, musiche dei pellegrini. Colto e popolare tra Medioevo e Rinascimento
Concerto dell’Ensemble Dramsam e del Gruppo vocale Komel - Ars Atelier
LLibre Vermeill de Montserat
Parco delle gole di Tolmino (Tolminska korita)
Ore 16
Punto d’incontro: ingresso del Parco
Visita guidata della riserva naturale Tolminska korita (Gole di Tolmino). Le gole di Tolmino sono delle pittoresche forre formatesi alla confluenza dei torrenti Tolminka e Zadlaščica. Le gole fanno parte dell'unico parco naturale nazionale sloveno, il Triglavski naravni park. Le forre rappresentano il punto altitudinale più basso di tutto il parco – che si sviluppa essenzialmente in ambito alpino e prealpino. L'acqua nei millenni ha forgiato nelle rocce forme irregolari e magiche. Un'attrattiva del percorso è sicuramente un enorme masso denominato “La testa dell'orso”, incastrato tra due massi ancora più enormi. All'interno dell'area protetta è ubicata anche una sorgente di acqua termale. Il percorso si snoda su un sentiero attrezzato lungo il quale possiamo ammirare la tipica vegetazione della valle dell'Isonzo, arricchita da alcune specie endemiche come sono l'aconito, la peverina dell'Isonzo e l'abete delle rocce.
Durata del percorso: circa 1h 30m
Si consiglia l’uso di scarpe da trekking leggero.
Ingresso al parco: 6 euro, guida inclusa.
ATTENZIONE: trattandosi di una visita guidata, il numero di partecipanti è limitato e la prenotazione è obbligatoria!
Sarà disponibile un servizio di trasporto con partenza e ritorno da Gorizia a costo ancora da definire e solo su prenotazione ai seguenti recapiti:
Ore 18.30
Svino (Tolmino) [SLO]
Chiesa cimiteriale di San Ulderico
Prolusione sulla storia della chiesa e sugli affreschi quattrocenteschi in essa contenuti.
La chiesa di San Ulderico è il più grande monumento di pittura tardogotica del nord di Gorizia, appartenente alla tipologia iconografica del “gotico carniolano” e prodotto delle botteghe della Gorenjska nella seconda metà del XV secolo. Nelle vele del presbiterio, accanto a Cristo nella mandorla si trovano i simboli degli Evangelisti e angeli con strumenti musicali.
A seguire:
Concerto dell’Ensemble Dramsam:
Non fu mai più bel sollazzo I
musica e devozione popolare tra Medioevo e rinascimento
Ore 11.00
SVINO (KOBARID)
Chiesa di Sant’Andrea a Svino
Nel 1477 la comunità di Svino inaugura la nuova chiesa intitolata a Sant'Andrea, l'apostolo. La chiesa è un edificio medievale di costruzione uniforme, con il tipico presbiterio gotico a volta cosiddetto “carniolano” (opera del maestro Andrej di Loka). Il presbiterio e l'arco trionfale presentano affreschi del 1529, una fortunata combinazione di architettura sloveno-carniolana e pittura friulana. L'“altare d'oro” del 1669 è stato probabilmente realizzato da Jernej Vrtav di Kobarid. La chiesa è stata utilizzata come ospedale durante la Prima Guerra Mondiale.
Prolusione bilingue (ita/slo) di Andrea Bojc, storica dell’arte, sulla storia della chiesa e sugli affreschi quattrocenteschi in essa contenuti.
A seguire:
Concerto dell’Ensemble Dramsam:
Non fu mai più bel sollazzo II
musica e devozione popolare tra Medioevo e rinascimento
Ore 15.30
Parco archeologico di Divje Babe (Šebrelje)
Visita guidata bilingue (ita/slo) al Parco archeologico di Divje Babe, uno dei siti paleolitici più importanti al mondo, si estende dall’altipiano di Šebrelje fino alla valle del fiume Idrijca (Idria). Lungo un pendio ripido e roccioso sorge una grotta, luogo di ritrovamento di reperti lasciati da un insediamento neanderthaliano, tra i quali spicca un flauto risalente a 60.000 anni fa. Realizzato con un osso d’orso, questo flauto è lo strumento musicale più antico del mondo.
Percorso impegnativo della durata di 2 ore circa. Si consiglia abbigliamento e calzature da trekking.
I posti disponibili sono limitati e la prenotazione è obbligatoria.
Costo della visita: 12 €.
Possibilità di trasporto organizzato.
Per prenotazioni e informazioni:
GORIZIA
Ore 17.00
Palazzo Lantieri (piazza Sant’Antonio 6)
Visita guidata a cura di Carolina Lantieri agli affreschi cinquecenteschi a tema musicale presenti all’interno del Palazzo e percorso guidato al giardino ad impianto “persiano”.
Palazzo Lantieri è stato nei secoli punto di riferimento e centro culturale per Gorizia e la sua Contea, oltre che per tutta la Mitteleuropa. Viene costruito nel XIV secolo per difendere l’entrata Sud-Orientale della città. Dopo alcuni interventi di ampliamento e di abbellimento, la fortezza si trasforma con il passare del tempo nel Palazzo nobiliare dal quale sono passati personaggi illustri fra cui i Reali di Francia, il Pontefice Pio VI, l’Arciduchessa d’Austria Maria Theresa, Napoleone ma anche esponenti di rilievo del mondo della cultura come Goethe, Schiller, Goldoni, Pietro Metastasio, Casanova, Lorenzo Da Ponte che lo menzionano nelle loro opere. Oltre ad ospitare installazioni delle migliori avanguardie artistiche internazionali, il palazzo conserva importanti opere d’arte del Rinascimento.
Ore 18.30
Duomo di Gorizia
Prolusione bilingue a cura di Caterina Trovato sull’architettura della cappella gotica di Sant’Acatio, unica parte sopravvissuta dell’antico impianto del Duomo, e sugli strumenti musicali raffigurati.
A seguire:
Concerto dell’Ensemble Dramsam:
Non fu mai più bel sollazzo III
musica e devozione popolare tra Medioevo e rinascimento
TERZO D’AQUILEIA
Ore 18.30
Punto d’incontro: piazzale antistante la Chiesa di San Martino
Visita guidata a cura di Saimon Ferfolja [guida eco naturalistica]: “Fiumi, rogge e fontane nel paesaggio periurbano: passeggiata naturalistica tra le terre di Aquileia e Terzo d’Aquileia”. La cosiddetta “Bassa” è un territorio molto interessante da molti punti di vista; pur molte antropizzato, esso racchiude al suo interno perle naturalistiche degne di nota. Un Passeggiata d’acqua che ci permetterà di scoprire gli antichi canali e rogge, utilizzati già al tempo dei Romani, residuali degli antichi Boschi Planiziali che un tempo ricoprivano la nostra pianura, il Fiume Ausa e molto altro ancora.
Ore 20.00
Chiesa di S. Martino di Terzo d’Aquileia
Prolusione bilingue a cura di Caterina Trovato su architettura e apparato iconografico
Nella frazione San Martino di Terzo d’Aquileia si trova la Chiesa dedicata a San Martino di Tours, situata nei pressi dell’antica via Annia. Le sue origini potrebbero risalire all’XI secolo e sono tuttora conservati frammenti di due cicli d’affreschi risalenti al XIII e XIV secolo. Alla fine del Quattrocento venne costruito il presbiterio ed in seguito la chiesa fu nuovamente affrescata. Tra Sei e Settecento la chiesa fu ampliata e sopraelevata e venne probabilmente realizzata l’attuale torre campanaria. Lungo la navata sono visibili i cicli di affreschi del XIII e XIV secolo. Gli altri affreschi che decorano la cappella della Madonna, parte della navata destra, tutto il presbiterio e l’abside appartengono al periodo che va dalla fine del XV secolo all’inizio del XVI. Gli affreschi dell’abside e del presbiterio appartengono alla corrente pittorica detta tolmezzina che ebbe il maggior impulso da Domenico Mioni da Tolmezzo e Gianfrancesco del Zotto, quelli del lato destro della navata e della cappella della Madonna sono associabili alla scuola di Pellegrino da San Daniele.
A seguire:
Concerto dell’Ensemble Dramsam:
Non fu mai più bel sollazzo IV
musica e devozione popolare tra Medioevo e rinascimento
GRADOO
re 18.30
Punto d’incontro: piazzale antistante la Basilica di Sant’Eufemia
Visita guidata sulla storia dell’inurbamento e dell’impianto urbano di Grado.
La millenaria storia di Grado mostra ancora le pieghe del tempo, i segni di un passato importante per lo sviluppo della città di Aquileia intesa come porto, emporio e centro culturale e artistico. Le antiche mura hanno racchiuso, e per secoli gelosamente custodito, un patrimonio culturale che il tempo ha trasformato in uno dei borghi tra i più belli della nostra regione. L’inevitabile sviluppo urbanistico ha fuso antico e contemporaneo dando nuova forma al castrum di tanto in tanto ancora riconoscibile. A tutto questo si aggiunge la modernità di un turismo lento e di prossimità, che permette un’esperienza di condivisione di tempi e di spazi di epoche diverse, sospesa nella magia e suggestione di una laguna sorprendente. La passeggiata urbana guidata è un’esperienza che consente di immergersi nel contesto urbano attuale, imparando a riconoscere i segni della città che fu e le pieghe che la storia ha modellato e continuerà a farlo.
Ore 20.00
Basilica di Sant’Eufemia
Prolusione bilingue a cura di Andrea Bellavite sulla storia della Basilica e lo sviluppo del cristianesimo aquileiese.
L’attuale edificio della Basilica, terminato nel 579, fu costruito sul sito in cui già esisteva la “basilichetta di Petrus”, eretta nel IV secolo. L’interno, strutturato in tre navate, culmina nella conca absidale dominata dal grande affresco di Cristo in una mandorla attorniato dai simboli degli Evangelisti e dai santi Ermacora, Giovanni Battista e Fortunato. Sopra l’altare è esposta la Pala d’oro di fattura veneziana, donata nel 1372 dalla famiglia Mazzalorsa. Il grande pavimento musivo del VI secolo è caratterizzato da raffigurazioni geometrico-ornamentali e simboliche, tra cui la decorazione ricorrente delle onde marine sulla battigia.
A seguire:
Concerto dell’Ensemble Dramsam e del Gruppo vocale Komel - Ars Atelier
LLibre Vermeill de Montserat
