Le persone vivono ancora tra noi se di loro manteniamo vivo, per quanto possibile, il ricordo e le emozioni (grandi e piccole) legate ai momenti di vita che con loro abbiamo condiviso.

Se un senso di irrealtà e di incredulità per ciò che è accaduto accompagna costantemente il mio vivere quotidiano e il continuare a fare tutto ciò che per una vita intera ho condiviso con qualcuno che ora non mi "corrisponde" più, mi piace pensare che i tanti frammenti di vita che altre persone hanno condiviso con Paolo nei vari "ruoli" che con passione "non ha potuto fare a meno" di interpretare, possano essere ricordati e in qualche modo "condivisi" con tutti quanti lo hanno conosciuto - come musicista, come insegnante, come "ricercatore", come compagno di "avventure" - nelle numerose sfide che lo hanno visto instancabile "trascinatore" (di se stesso e di chi in quei momenti gli era vicino).

Alessandra e Flavio, assieme a Cia, Marialuisa e Nadia

È proprio così: irrealtà e incredulità per ciò che è accaduto... Paolo aveva risposte, aveva soluzioni versatili geniali sorprendenti e una persona così te la immagini praticamente eterna. In fondo lo è ma qui, in questa dimensione non possiamo più goderne. Davvero ancora non mi pare possibile.

Ricordi ne ho tanti e ne seleziono un paio... Nei nostri consigli dei docenti dell’Accademia mentre si parlava lui ascoltava facendo disegni con la penna: volute, angoli, onde, punte e curve che si intrecciavano... mi sono chiesto più volte se ci fosse un modo più creativo di ascoltare... Forse attraverso quelle volute interpretava i nostri interventi? Non gliel’ho mai chiesto ma non glielo chiederei neanche adesso se potessi...

Quando toccava a lui parlare mai una parola che contenesse negatività mai giudizi taglienti ma sempre salvifici e a sostegno... Regalava uno spazio fertile e lasciava aperture promettenti su ciascun allievo e questo ci faceva bene... Se emergeva qualche definizione un po’ "tranchant" lui riusciva a smorzarla con la dolcezza dell’esperienza e la maestria sapiente di chi non ha bisogno di schierarsi perché vola al di sopra. Mi manca tutto questo e devo farci i conti...

Ho ricordi bellissimi di grandi enormi risate nell’affrontare certe giullarate durante le prove di qualcuno di quei concerti lezioni spettacolo unici che restano scolpiti nella memoria avendo contribuito anche a "formarmi"... Paolo metteva chiunque a proprio agio trasmettendo una grande serenità e appassionando per contagio poiché possedeva uno dei più rari pregi che un essere umano possa avere, uno di quei pregi il più delle volte misconosciuti... Paolo riusciva a farti vedere la sua arte, in verità complessa quanto la sua conoscenza sofisticata e multiforme, come qualcosa di abbordabile, a portata di mano, e te la rendeva familiare... Cosi ti ci trovavi dentro senza accorgerti - coinvolto e catturato, sedotto e ammaliato proprio perché scevro da quei respingenti intellettualistici o da quell’attitudine stantia, ahimè molto frequente, che porta a far cadere dal cielo le "cose della cultura" o a renderle più complicate che giustamente complesse...

Ma quante belle risate quanta bella complicità... Questo mi riempie ancora e mi da il coraggio di ricordarlo così, con un evviva, perché la sua arte e il modo con cui ce l’ha regalata ci resta come esempio e credo sia giusto e doveroso portarla avanti, in tutti i modi possibili, anche - perché no - cercando di imitarla, mettendo i ferri in acqua senza timori reverenziali o sensi di inadeguatezza perché son certo che ci avrebbe sorriso su stemperando ogni paura ma "risolvendo" con la sua incredibile sagacia da vero "trovatore" contemporaneo quale lui era...

Il Dramsam continua e si reinventa. Anche questa è la sua lezione! Evviva.

Claudio de Maglio

Paolo will be missed with his whole personality and at the same time with his fantastic music. Everything seemed to have a beautiful meaning, which was: to invite interesting people and to enable cultural events, to be an active artist, a devoted teacher and organiser and very important: always to enjoy life! He helped many people and I am very thankful that he helped me too!

How could I start to write about Paolo? It is simply too much to mention all what he did for me and with me; from many concert invitations to beautiful talks and personal meetings, from his very important participation in my Rattenfaenger recording in Vienna, from very inspiring work together in the Dramsam ensemble. May be the most outstanding sign of the friendship of the Cecere family was that he and Alessandra came to some of my solo concerts in Slovenia, just to give me support by listening to my music!

Giuseppe Paolo Cecere e Norbert Rodenkirchen
Norbert Rodenkirchen
Giuseppe Paolo Cecere

He was such a generous character, a fantastic musician, a great friend! A man with taste and “savoir vivre”, full of sparkling ideas and a seemingly never ending energy. I remember his whole way of being as a long and brilliant improvisation full of inspiration.

I am still spellbound by his kindness! When we first met many years ago I was immediatedly excited by his openheartedness. On the same moment I was fascinated by his approach to music which was very unconventional and very similar to mine, a wild flower far off the usual tracks of classical music, even far off the tracks of the typical early music routine. Once he told me that he had originally planned to become a music therapist. Even if he had given up the plan and later became a professional musician there was still the aura of the master of healing sounds around him.

I can feel that quality still today. These vibrations never vanish, the never fade but keep resonating forever. And still today it seems as if he wants to heal and teach us by consolating us with his music or by talking to us with his sonorious voice: Trust good people and good company, trust good sounds, good culture, good thoughts and conversations and last not least: always trust good food!

Norbert Rodenkirchen

Quella goccia di sudore. Nella mia vita ho incontrato tantissime persone, tanti stimoli e tante avventure. Molte persone lasciano un segno, chi più chi meno, sempre presenti nei ricordi e nella formazione personale. Personaggi incredibili lasciano però un segno più marcato, un'esistenza incredibile e un'energia che mai si cancella. Io l'ho vissute, conosciute, stimate: tra queste c'è il mio amico e sicuramente magister Paolo.

Una sera di tanti anni fa, a casa sua, dopo uno dei primi concerti insieme, potei scoprire tante similitudini. Difronte ad un buon bicchiere, parlammo della nostra passione per la musica e della nostra laurea in Filofosia, del nostro essere passati da un istituto tecnico e di aver fatto un passo importante nel mondo umanistico, della nostra passione politica comune e della stessa passione per il buon cibo. Un fratello maggiore, talmente simile che sembrava impossibile.

Da quel momento, nacque una grande complicità. La possibilità per un giovane musicista, come me all'epoca ,di poter presentare progetti in un festival nel quale Sandra, Paolo, Nadia, Fabio, Flavio e tutti i loro “complici” avevano investito energie per anni, mi sembrava straordinario. Lui ci credeva e te lo faceva intendere con leggerezza, come i veri educatori sanno fare.

La cosa che più mi colpiva di quell'uomo, così attivo e sempre curioso, era la sua energia infinita. Lo vidi tanto indaffarato e predisposto all'organizzazione che la metafora di un ciclone era poca cosa. Non posso ancora credere a quello che vidi nell'occasione di un festival in Colombia. Mi disse che voleva portare esempi di cosa potesse rappresentare per noi italiani lo studio e la ricerca nel campo della musica antica a Cartagena. Mi chiesi a cosa stesse pensando e quando vidi ciò che riuscì a fare rimasi affascinato: portare una mostra integrale di liuteria da Gorizia alla città caraibica fu impresa che solo lui poteva immaginare, e ci riuscì , in maniera eccellente.

I viaggi erano sempre avventure, i concerti altrettanto. La sua passione per i Trovatori era poi cosa da pochi. Sapeva tutto, sembrava che li avesse conosciuti di persona. Lo invitai in un festival in Toscana per parlarne con musicisti in formazione e i ragazzi, me lo dicono ancora oggi, rimasero affascinati dalla leggerezza e profondità del suo dialogo musicale. Un magister appunto, di quelli veri. Le sue fatiche erano talmente appassionanti che non potevi evitare di caderci dentro ogni volta che ti invitava a partecipare. Le serate con i cevapcici, frico, lubianske, pasta con sfilacci di cavallo, sono per uno goloso come me , indimenticabili, ma qualcosa ancora non l'ho detto...

Bene, a conclusione di questo breve scritto, un piccolo ricordo di un amico "gigante", voglio ricordare ancora un piccolo particolare. Una delle prime sere che lo incontrai, dopo averlo conosciuto ad Assisi, ci ritrovammo al confine con Nova Gorica, c'era ancora il confine, lui mi fece da guida fino a casa. Restai a cena, era una sera molto calda. Paolo iniziò a parlare di mille cose interessanti e soprattutto a suonare qualsiasi strumento potesse prendere tra le mani. Vidi scendere una goccia di sudore dalla fronte al naso. La rividi un'altra volta quando preparava la stanza degli ospiti dove teneva il suo salterio. La vidi ogni volta che ci spostavamo per i concerti, in quei viaggi in cui mi raccontava della casa di montagna o della barca ferma nel porto. La vidi ogni volta che si suonava, ogni volta che si faticava insieme, ogni volta che caricava e scaricava mille strumenti, come giochi per un bambino adulto.

La vidi sempre, la vedo ancora oggi e di sicuro la vedrò anche domani, nella speranza di potergli assomigliare almeno un po'.

Massimiliano Dragoni

La fama l'aveva preceduto, in quella sera di ottobre del 1987 quando lo incontrai per la prima volta. A Ospedaletto di Gemona, dov'ero con amici strumentisti di Pordenone che me ne avevano parlato (non ricordo assolutamente per quale circostanza fossimo lì a suonare), arrivò finalmente Paolo, onusto di strumenti e affiancato da Fabio Accurso.

Posò le molte custodie, si avvicinò a un sacchetto di tessuto da cui estrasse viella e archetto; e a Fabio, che aveva frattanto imbracciato il liuto, lanciò dalla distanza d'un paio di metri un'occhiata eloquente, che tante altre volte mi sarebbe accaduto di rivedere poi. Le melodie dei due strumenti parvero dapprima studiarsi, ora avvicinandosi ora separandosi in guizzi improvvisi, per poi intrecciarsi in un tema robusto e sicuro. Fu il momento in cui Paolo cantò, con la sua voce profonda e cordiale, ampia e vera, e i versi della cantiga di Alfonso X risonarono di una sincerità difficile da incontrare.

Noi ci aggregammo con qualche titubanza, tanta era l'autorevolezza che già quelle prime note, piene di maestria e insieme di spontaneità, ispiravano; e, conclusa l'esecuzione, parlai con Paolo e ancora parlai, confrontando gusti e convinzioni, idee e progetti (ero giovane allora, e ancora mi permettevo di fantasticare). Al momento del commiato temevo sarebbero mancate ulteriori occasioni d'incontro. Fortunatamente mi sbagliavo, perché da allora ho avuto il privilegio di frequentare Paolo, i suoi parenti, la sua cerchia più prossima, ancora per un quindicennio largo.

Se volessi dire adeguatamente del molto che, in termini di umanità ancor prima che di esperienza, ho ricevuto da lui durante quel periodo, finirei inevitabilmente per fargli torto, tanto strette sarebbero le parole rispetto all'ammirazione e alla gratitudine che so di dovergli.

Riccardo Drusi

Quando mi reco nel mio studio e mi siedo davanti al computer, vedo una bella foto scattata in occasione di un concerto in Albania. Paolo è in mezzo a tutti noi e sorride compiaciuto per il bel concerto concluso da poco.

Ogni giorno vedo la sua immagine e lo sento sempre vivo.

Claudio Gasparoni

Non posso dire di aver profondamente conosciuto Paolo ma al primo incontro mi apparve subito uomo gentile e appassionato, intimo amico di amici miei intimi: mi bastava questo per nutrire verso di lui una naturale fiducia e simpatia che da subito non han fatto che rafforzarsi.

La sua bellissima voce mi colpì, bassa, corposa, piena di sfumature, ricca di suoni gradevolissimi; ho sempre desiderato sentirlo leggere qualcosa e quando accadde, prima con un testo medievale e poi con una lettura commemorativa, ebbi la conferma di questo suo talento e fui conquistato dalle emozioni che sapeva trasmettere. Senza enfasi, senza artifici.

Ad ascoltarlo veniva voglia di chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dal bel suono del suo raccontare. E come la voce, era la sua persona, disponibile e generosa ogni volta che mi ha accolto nei nostri incontri musicali.

Sono già tornato nei luoghi dove ha vissuto e ne ho avvertito la presenza, non solo il ricordo. E' una bella sensazione. E' come un sorriso.

Marco Beasley

Noi siamo e rimarremo legati a lui per sempre per un forte legame affettivo che comprende anche la profonda ammirazione per le sue grandi doti di musicista e uomo che in altri tempi sarebbe stato considerato un genio. Appena una cosa lo interessava, voleva studiarla, capirla, conoscerla per poi trasmetterla agli altri. Era una persona capace di offrire tutto ciò che sapeva con generosità e semplicità propria di chji è veramente "grande".

Paolo vivrà sempre e ogni volta che la musica di Dramsam risuonerà nel cielo sarà una ode in suo onore.

Ingrid Kuris

Prima di conoscere Paolo di persona, leggevo spesso il periodico L’Unicorno (sto parlando dei primi anni ’90) dove Paolo pubblicava regolarmente i suoi articoli e ne avevo un’impressione alquanto “professorale”, data dallo stile della sua scrittura. Quando poi l’ho conosciuto di persona ho avuto in principio difficoltà a connettere lo scrittore con la persona: una persona affabile e alla mano, con un grande senso dell’accoglienza e dalla grande energia.

Un bravo musicista e un ottimo capocordata. Con Sine Nomine abbiamo condiviso la stessa casa discografica (Quadrivium di Perugia) e una registrazione (purtroppo mai uscita) con la Gimell inglese. Non c’è mai stato alcun problema fra tutti noi, mai una parola sbagliata, mai una critica malevola.

Nel tempo, siamo tornati spesso a suonare per il festival Musica Cortese,verificando di anno in anno quanto lui e tutto il suo gruppo Dramsam avessero fatto per la diffusione della musica; ogni anno sempre meglio: dal Festival, al Museo degli strumenti, alle pubblicazioni, ai corsi, alle conferenze. Un mare di generoso lavoro.

Una sera, dopo un concerto di Salon de Musiques, l’amico Fabio Soragna che non conosceva Paolo si rivolse a lui chiedendo "E tu cosa fai, sei musicista?", Paolo in risposta "Io suono la viella e canto" sfoderando sulla parola canto, tutta la maschera della voce che possedeva (davvero una bella voce). La semplicità della sua risposta (avrebbe potuto dire molto altro) e il vezzo tipicamente tenorile del tono di voce sulla "n", mi fecero sorridere, me lo resero ancora più umano e simpatico.

Gloria Moretti